The BEATLEWEEK

Liverpool, August 2000

Liverpool, Inghilterra del nord, grande città industriale ex proletaria, attraversata dal Mersey, grande fiume di un grande porto, a suo tempo. 
Nel dopoguerra gli americani sbarcavano portando con sé le novità d'oltreoceano e la loro musica, ma giovani del posto sognavano di andarsene, attraversando quel fiume, verso la capitale. 
"Ferry 'cross the Mersey…", cantava una triste canzone che parlava di nostalgia della propria terra.

Accadde però che quattro di quei giovinastri bighelloni rimasti lì, pensassero che forse si poteva fare qualcosa di nuovo e di buono anche a Liverpool. Strimpellatori di chitarre e ben poco dediti allo studio, presero lo spunto da quei nuovi ritmi americani e si inventarono uno stile che in pochi anni sconvolse il mondo della musica. E non solo della musica.

Erano nati i Beatles.

C'è chi va alla Mecca, c'è chi va a Fiuggi, un sacilese quest'anno è andato a Liverpool, dove, ogni anno a fine agosto si tiene la "Beatleweek".

È un'esperienza da fare, per chi ama la musica di quel periodo. In cinque giorni si possono ascoltare le migliori formazioni al mondo che ripropongono le intramontabili canzoni dei Fab Four, così sono anche chiamati i Baronetti, così sono anche chiamati gli Scarafaggi, così sono anche chiamati i Quattro di Liverpool, così sono anche chiamati i Beatles. 
Entrare al Cavern, il locale che li vide al debutto, è un'emozione nell'emozione: 5 rampe di scale, 33 gradini sotto terra; scesi i primi tre si è colti da un'ondata emotiva fatta di umidità e calore umano. Ucci ucci sento odor di cristianucci, diceva l'orco. Calore umano, sudore, vapori di birra. Scendendo ancora, giunti a metà si vorrebbe tornare indietro, ma è come sulle montagne russe: non si può.

I vestiti si appiccicano, il respiro si fa difficile, l'obiettivo della macchina fotografica si appanna, come gli occhiali, come la mente. Ecco là in fondo si intravede il muro colorato coi nomi dei fortunati che hanno potuto esibirsi sul mitico palco. Eccoci mescolati a una moltitudine di persone di tutte le razze ed età. Due vecchiette dai capelli bianchi attirano la mia attenzione. Sono le nonne di qualche giovincello che si è perso qua dentro? Una si alza, si fa per dire, sarà alta un metro e quaranta, l'altra la segue, le perdo di vista, povere nonnette, inghiottite dalla marea umana. 
Comincia lo spettacolo, suona un gruppo brasiliano. Molto bravi, a stento mi infiltro fin sotto il palco per fare delle foto e me le vedo lì, le nonnettine, pinta di birra in mano a cantare insieme con tutti noi. 
Sapevano tutte le parole… beh, erano inglesi.

Erano inglesi, ma avevano passato sicuramente i settanta, caspita, è come se adesso a un trentacinquenne piacessero gli Articolo 31 o i Prozac +. Non so, non conosco bene i trentacinquenni italiani di oggi, mi sembrano in gran parte molto presi dalla propria carriera, dai telefonini e dalle macchine veloci, incapaci di passioni forti, tanto meno musicali.

L'Adelphi Hotel è l'altro centro nevralgico della settimana beatlesiana e la domenica ospita la convention e l'albergo diventa mercatino di tutto quanto è stato prodotto nel nome dei Beatles, dai loro dischi, alle migliaia di libri e riviste, dalle fedelissime copie numerate della lacca incisa nel 1958 da McCartney e Lennon, agli stivaletti a punta (made in Italy!), dai gadget originali d'epoca, alle magliette e pupazzetti fatti oggi. 
E nell'altro salone, attrezzato con palco e luci, dalla mattina a sera inoltrata tredici complessi suonano i tredici LP dei Beatles dall'inizio alla fine, mentre la gente beve fiumi di birra e la moquette, bella alta, morbida, inglese, diventa una spugna e sembra di camminare in spiaggia sul bagnasciuga.

La grande festa ha il culmine con il Mathew Street Festival, lunedì. 
Liverpool viene invasa da migliaia di persone accorse per ascoltare decine di gruppi che si esibiscono su otto palchi, uno è addirittura galleggiante, agli Albert Docks. Entrano ed escono da decine di pubs all'interno dei quali altri gruppi sfornano musica dal vivo. Si cibano di fish and chips e altre prelibatezze simili, e bevono birra e solo birra. Verso sera le donne camminano a piedi nudi con le scarpe in mano fra vetri rotti e sporcizia, molti stentano a stare in piedi e dormono dove capita. Non è bello vedere l'umanità degradarsi così, ma per gli inglesi pare sia normale. La notte stessa e la mattina dopo centinaia di addetti alla nettezza urbana raccolgono i resti di una hard day's night, una dura nottata dopo una dura giornata. 
Che dire ancora? Sono passati quasi 40 anni dal primo disco dei Beatles e la beatlemania sembra non avere fine. Se volete vivere un'esperienza nuova, l'appuntamento è per il prossimo agosto.
Liverpool, molto più friendly di Londra, vi aspetta a braccia aperte.   
                                                                      Doctor Robert

                            


H O M E


Text by Roberto Giovetti

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